Settore vitivinicolo europeo: De Castro, Guidi e Pistoni analizzano il futuro dei diritti di impianto
Roma. 14 giugno. Il presidente della commissione agricoltura del parlamento europeo, Paolo De Castro, il presidente della Confagricoltura, Mario Guidi, e il presidente della federazione nazionale vitivinicola della Confagricoltura, Piergiovanni Pistoni, hanno partecipato all'incontro "Il ruolo dei diritti di impianto per il futuro del settore vitivinicolo europeo", organizzato dalla confederazione per fare il punto sullo stato dell'arte dei diritti del vino.
L'incontro - ha spiegato Pistoni, moderatore del dibattito, aprendo i lavori della giornata - è stato organizzato con lo scopo di "capire i percorsi e le posizioni che stanno prendendo la commissione e il parlamento europeo" in relazione alla questione dei diritti d'impianto, "in vista - ha precisato - della riunione del gruppo di alto livello sui diritti d'impianto", istituito dalla commissione europea, che il prossimo 6 luglio discuterà, oltre alla questione dei diritti del vino, delle "tendenze del mercato e delle possibili conseguenze della liberalizzazione degli impianti".
De Castro, dopo aver precisato con forza la differenza tra l'OCM (Organizzazione Comune Mercato) vino, che fa parte dell'OCM unica, ed il testo legislativo sul vino, che invece rientra nel pacchetto di riforma della PAC, "misure - ha detto - tra le quali si fa spesso confusione", ha ammesso di essere convinto che all'Italia "convenga mantenere l'OCM vino, anche se ci sono paesi che vogliono disaccoppiare gli aiuti".
Per quanto riguarda la liberalizzazione dei diritti d'impianto - ha fatto sapere il presidente della Comagri - "sono molto tranquillo", in quanto "in parlamento abbiamo raggiunto un voto che dice che l'Unione Europea è a larga maggioranza contraria".
De Castro ha poi sottolineato che il settore vitivinicolo italiano "esporta il 30% di ciò che produce" e possiede un "rapporto qualità/prezzo formidabile". In questo ambito - ha proseguito il presidente - "il resto dell'Europa ci guarda con invidia, perché abbiamo risorse che non ha nessuno".
L'incontro è stato concluso dall'intervento di Guidi, il quale ha affermato che "i diritti d'impianto sono un meccanismo che serve a controllare la produzione e permette alla vitivinicoltura italiana di esprimersi al meglio", anche se "non bisogna pensare solo al valore dei singoli diritti, ma alla logica nazionale", che deve essere incentrata sulla produzione e sulla qualità. Eliminare questo sistema - ha fatto notare Guidi - "comporterebbe conseguenze economiche e sociali gravissime per il nostro paese", quali eccedenze di produzione, delocalizzazione e competizione basata su prezzi al ribasso. "Potremmo ragionare - ha concluso il presidente - sull'opportunità di rendere questo sistema un pò più elastico per superare le criticità riconosciute dagli operatori, ma non cederemo mai sul suo mantenimento".
All'incontro erano presenti, fra gli altri, Michele Alessi e Felice Assenza, responsabili dei settori vitivinicolo e dei rapporti internazionali del ministero delle politiche agricole e componenti della delegazione italiana del gruppo di alto livello sui diritti d'impianto. Assenza è intervenuto brevemente, mettendo in chiaro che "l'esito complessivo dei lavori del gruppo non avrà valore giuridico", ma servirà esclusivamente a "produrre raccomandazioni da inoltrare alla commissione ed al consiglio europeo". Al dibattito hanno partecipato anche Lucio Mastroberardino, presidente dell'Unione Italiana Vini, il quale ha fatto notare che il sistema dei diritti d'impianto "non regola la produzione, ma riguarda esclusivamente la superficie", e Roberta Sardone, ricercatrice dell'Inea (istituto nazionale di economia agraria), che ha presentato i risultati dello studio, commissionato dal parlamento europeo, "la liberalizzazione dei diritti d'impianto nel settore vitivinicolo europeo. analisi, obiettivi e spunti di riflessione".
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